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Transizione ecologica del costruito: a Sarzana il punto sul ruolo dei professionisti tecnici

23/04/2026

Transizione ecologica del costruito: a Sarzana il punto sul ruolo dei professionisti tecnici

Due giornate di confronto promosse da CNA La Spezia su restauro, bioedilizia, efficienza energetica e transizione ecologica del patrimonio edilizio, con un focus sugli impatti tecnici e normativi della Direttiva EPBD IV. Per il Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati è intervenuto il consigliere nazionale Paolo Ghigliotti


Si è svolto a Sarzana, il 22 e 23 aprile 2026, presso il Santa Caterina Park Hotel, il seminario “Strategie integrate per la tutela e la riqualificazione del costruito: restauro, bioedilizia ed efficienza energetica”, ideato e organizzato da CNA – Imprenditori d’Italia di La Spezia.

L’iniziativa ha rappresentato un’occasione di confronto tra imprese, professionisti, artigiani e studenti degli istituti tecnici sui temi che oggi attraversano il settore edilizio: tutela del patrimonio costruito, riqualificazione energetica, bioedilizia, innovazione tecnologica e nuovi obiettivi ambientali.

Tra i focus principali, particolare attenzione è stata dedicata alla Direttiva EPBD IV “Case Green” e alle sue ricadute politico-normative e tecniche sulla filiera delle costruzioni. Sul tema sono intervenuti Riccardo Masini, Responsabile CNA Costruzioni Nazionale, Alessandro Colciago di Harley & Dikkinson e Paolo Ghigliotti, consigliere CNGeGL, offrendo chiavi di lettura utili per comprendere l’impatto del provvedimento europeo su imprese, professionisti e cittadini. Il programma ha, inoltre, ampliato lo sguardo alla riqualificazione condominiale e al monitoraggio dei consumi come strumenti concreti per accompagnare il percorso di decarbonizzazione, con il contributo di Diego Prati, Responsabile Nazionale CNA Installazione e Impianti.

Nel corso dell’approfondimento è stato proprio il consigliere CNGeGL Paolo Ghigliotti a richiamare il quadro nel quale si inserisce la nuova disciplina europea, dagli obiettivi di neutralità climatica al 2050 alla necessità di intervenire su un patrimonio edilizio, come quello italiano, caratterizzato da una forte vetustà e da prestazioni energetiche ancora critiche. In questa prospettiva, la riqualificazione degli edifici non rappresenta solo un obbligo normativo, ma una leva tecnica, economica e sociale per migliorare la qualità dell’abitare, ridurre i consumi e accompagnare la transizione ecologica del Paese.

“Con questa iniziativa vogliamo ribadire il ruolo centrale di CNA nel guidare le imprese attraverso la transizione ecologica”, ha dichiarato il Presidente di CNA La Spezia, Davide Mazzola. “Non si tratta solo di adeguarsi a nuove norme, come la Direttiva EPBD, ma di riscoprire l’eccellenza delle nostre tradizioni costruttive, come il restauro del legno, integrandole con le tecnologie più avanzate. Vedere una platea così attenta di professionisti e artigiani, insieme ai giovani degli istituti tecnici, ci conferma che la strada della qualificazione e dell’aggiornamento costante è l’unica percorribile per tutelare il nostro patrimonio costruito e, al contempo, rilanciare l’economia del territorio”.

L’evento si è svolto con il patrocinio del Comune di Sarzana, della Regione Liguria e dei principali Ordini professionali — Architetti, Ingegneri, Geometri e Amministratori di condominio — e con la certificazione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e della Camera di Commercio Riviere di Liguria.

TRE DOMANDE AL CONSIGLIERE PAOLO GHIGLIOTTI

1. Quali opportunità offre questa transizione per il Paese? La Direttiva EPBD IV “Case Green” non va letta soltanto come un insieme di adempimenti, ma come un’occasione per ripensare il patrimonio edilizio italiano in chiave energetica, ambientale, economica e sociale. L’Italia dispone di un patrimonio molto esteso, spesso datato e con prestazioni energetiche non adeguate agli obiettivi europei. Intervenire su questi edifici significa migliorare la qualità dell’abitare, ridurre i consumi, contenere le emissioni e aumentare il valore degli immobili. Per i professionisti tecnici, e in particolare per i geometri, si apre uno spazio di responsabilità molto rilevante. Il percorso delineato da Bruxelles non può essere affrontato con interventi episodici o scollegati tra loro: richiede programmazione, conoscenza degli edifici, capacità di valutare le priorità, accompagnamento dei cittadini e supporto alle imprese. In questo senso, può diventare un’opportunità per rafforzare il ruolo del professionista di prossimità, capace di tradurre obiettivi complessi in percorsi concreti, sostenibili e realizzabili.

2. Quale ruolo possono svolgere i geometri nella riqualificazione del patrimonio edilizio italiano? Il primo contributo che i geometri possono offrire è la conoscenza del patrimonio edilizio reale. Dietro i dati nazionali ci sono edifici molto diversi tra loro per epoca di costruzione, caratteristiche tecniche, stato manutentivo, contesto territoriale e capacità di spesa dei proprietari. Per questo non esiste una soluzione unica, valida per tutti. Servono analisi puntuali e interventi calibrati. Il geometra può accompagnare cittadini, amministratori di condominio e imprese in tutte le fasi del percorso: dalla lettura dello stato di fatto alla definizione degli interventi prioritari, dalla valutazione tecnico-economica alla gestione delle pratiche, fino al controllo della corretta esecuzione. È un ruolo che richiede competenza tecnica, ma anche capacità di mediazione e chiarezza comunicativa, perché la riqualificazione energetica deve essere compresa e sostenuta dalle persone che la vivono. La sostenibilità, inoltre, non può essere solo ambientale: deve essere anche economica e sociale. Rendere gli interventi accessibili significa programmare, evitare sprechi, individuare soluzioni proporzionate e costruire percorsi graduali, soprattutto nei condomìni e nelle situazioni più fragili.

3. Come cambia il profilo del professionista tecnico chiamato ad accompagnare questo processo? Il profilo del professionista tecnico è destinato a evolvere in modo significativo. In questa direzione, il provvedimento europeo richiede figure competenti, formate e indipendenti, capaci non solo di certificare una prestazione energetica, ma di leggere l’edificio nel suo insieme e di costruire una strategia di intervento nel tempo. Il passaporto di ristrutturazione, ad esempio, introduce una logica nuova: non più interventi isolati, ma una tabella di marcia che individua fasi, priorità, tempi, costi, benefici attesi e possibili risultati in termini di risparmio energetico, riduzione delle emissioni, comfort e valore dell’immobile. Anche la certificazione energetica diventa più articolata, perché l’edificio sarà valutato attraverso indicatori più ampi, legati non solo ai consumi, ma anche all’impatto ambientale, alla produzione da fonti rinnovabili, alla qualità degli ambienti interni e alla capacità di adattamento ai cambiamenti climatici. In questo scenario, il geometra può assumere un ruolo centrale come figura di raccordo tra cittadini, pubblica amministrazione, imprese e sistema degli incentivi. È una sfida che richiede aggiornamento continuo, ma anche una grande opportunità per confermare il valore della professione nella transizione ecologica del Paese.

QUI la presentazione del consigliere CNGeGL Paolo Ghigliotti
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