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Codice delle Costruzioni, occorrono regole più chiare per governare il cambiamento

Il tema del riordino della disciplina edilizia e urbanistica, alla luce del progetto di nuovo Codice delle Costruzioni, è stato al centro del convegno “Il progetto di nuovo Codice delle Costruzioni. Questioni di tecnica normativa e ruolo delle professioni tecniche”, che si è svolto oggi alla Camera dei Deputati. Fra i co-organizzatori dell’appuntamento, il Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati è stato rappresentato dal presidente Paolo Biscaro, e dal consigliere Marco Vignali
A prendere la parola per primo, come esponente della Categoria, è stato il presidente CNGeGL Paolo Biscaro che ha portato il dibattito in un confronto dedicato al rapporto tra qualità della norma, responsabilità dei tecnici, uniformità applicativa e tutela del patrimonio edilizio. Un intervento che ha posto in evidenza la necessità di regole più chiare e coordinate, in grado di accompagnare con maggiore efficacia i processi di regolarizzazione, messa in sicurezza e rigenerazione del costruito.
Il presidente Paolo Biscaro ha insistito, in particolare, su un punto centrale: senza norme chiare, interpretazioni univoche e definizioni precise degli interventi, né i professionisti né le pubbliche amministrazioni possono operare con sicurezza. È questo, in sostanza, il cuore del suo intervento.
Nel dettaglio, ecco i punti della sua esposizione:
1. Serve certezza normativa per evitare responsabilità improprie
Il presidente richiama la necessità di avere strumenti sufficienti per non “muoversi all’oscuro”, soprattutto quando i tecnici sono chiamati a rendere dichiarazioni che comportano responsabilità rilevanti. Per questo chiede norme chiare, trasparenti e interpretabili in modo uniforme, oltre a una definizione certa di che cosa si intenda per ciascun tipo di intervento.
2. Il nodo vero è distinguere gli abusi dalle lievi difformità
Biscaro riconosce che, quando si è davanti a un abuso pieno, il quadro è più netto. Ma il problema reale riguarda le lievi difformità, che non possono essere trattate con la stessa logica dell’abuso totale. È qui che, secondo lui, la legge deve essere molto più precisa, perché altrimenti si crea incertezza applicativa e si blocca ogni possibilità di intervento sul patrimonio esistente.
3. Critica l’impostazione sulla “doppia conformità sismica”
Uno dei passaggi più significativi è la contestazione dell’idea di una sorta di “doppia conformità sismica”. Biscaro osserva che, da un punto di vista logico e tecnico, il riferimento dovrebbe essere alla conformità rispetto alle norme tecniche attuali, che sono evidentemente più garantiste di quelle vigenti all’epoca di realizzazione. Il rischio, altrimenti, è generare una formula poco sostenibile e poco applicabile.
4. Se la norma è scritta male, si ottiene l’effetto opposto
Biscaro avverte che imporre, per esempio, l’adeguamento integrale di immobili vecchi di 50-60 anni ogni volta che emergono lievi difformità, può produrre un effetto paralizzante: nessuno interviene più, né sul piano urbanistico né su quello edilizio, perché il fronte sismico diventa ingestibile. Quindi il suo messaggio è pragmatico: la disciplina deve consentire la regolarizzazione e la messa in sicurezza, non scoraggiare ogni azione.
5. I decreti attuativi saranno decisivi
Per Biscaro il lavoro vero si giocherà nella fase attuativa, con il coinvolgimento degli uffici ministeriali e delle professioni tecniche. Cita esplicitamente il contributo del gruppo di lavoro composto da ingegneri, architetti e geometri, sottolineando che quello svolto finora è solo un passaggio preliminare. L’obiettivo è arrivare a una disciplina che definisca con precisione tipologie di intervento, azioni da compiere, eventuali sanzioni, misure di messa in sicurezza e ripristino.
6. Rigenerazione urbana sì, ma dentro un quadro di sicurezza e coerenza
Nel passaggio dedicato alla rigenerazione urbana, Biscaro chiarisce che ogni intervento deve incorporare ciò che oggi è irrinunciabile: sicurezza sismica e sicurezza idrogeologica. Collega il tema anche al governo del territorio e agli squilibri prodotti da urbanizzazioni non controllate, che oggi presentano il conto attraverso eventi sempre più frequenti e impattanti.
7. No alla frammentazione normativa tra regioni
Un altro punto forte del suo discorso è la critica alla disomogeneità normativa territoriale. Secondo Biscaro, quando le Regioni intervengono anche sulle norme edilizie, si producono disparità pesanti: professionisti che lavorano a pochi chilometri di distanza si trovano ad applicare regole completamente diverse. Per lui occorre, quindi, un quadro unitario nazionale, pur nel rispetto delle competenze regionali.
8. Il fascicolo del fabbricato è una priorità di trasparenza
Biscaro richiama poi il tema del fascicolo del fabbricato, ricordando che se ne parla da decenni. Lo considera uno strumento di trasparenza indispensabile: un sistema capace di raccogliere la storia dell’immobile, non solo dal punto di vista edilizio e urbanistico, ma anche strutturale e impiantistico, così da consentire a chi interviene di farlo in modo consapevole e sicuro. Per lui, però, serve anche coraggio politico e istituzionale, perché un fascicolo del fabbricato farebbe emergere sia gli elementi positivi sia quelli problematici del patrimonio esistente.
9. Il messaggio finale: dare strumenti ai cittadini attraverso regole certe
La chiusura è molto chiara: non si può lasciare al singolo professionista, al tecnico comunale o addirittura al giudice il compito di colmare le ambiguità della norma. Occorre invece costruire un tavolo comune tra professioni e pubbliche amministrazioni, capace di mettere a sistema competenze e conoscenze per offrire ai cittadini risposte certe sul proprio patrimonio edilizio.
In sintesi, il presidente CNGeGL Paolo Biscaro non ha fatto un intervento solo politico, bensì di metodo: chiedendo una norma leggibile, attuabile e coerente, che distingua i casi, riduca l’incertezza interpretativa, tuteli i tecnici nelle responsabilità e renda davvero possibile intervenire sul patrimonio edilizio in sicurezza.
A seguire, il consigliere CNGeGL Marco Vignali si è concentrato su un punto molto chiaro: il nuovo Codice delle costruzioni serve per rimettere ordine in una materia oggi frammentata, sovrapposta e spesso di difficile applicazione concreta, soprattutto dopo le criticità emerse con il Salva Casa.
Cosa ha detto Marco Vignali, per punti:
1. La materia concorrente è uno dei nodi più delicati del nuovo Codice
Il relatore parte dal rapporto tra potestà legislativa esclusiva e materia concorrente, sottolineando che il governo del territorio è uno degli ambiti più complessi da riordinare. Proprio qui, secondo lui, il nuovo Codice è chiamato a dare risposte più nette e coerenti.
2. Il Salva Casa ha fatto emergere problemi non solo interpretativi, ma applicativi
Uno dei passaggi centrali del suo ragionamento è che il Salva Casa ha reso evidente qualcosa che già esisteva: il problema non è soltanto capire la norma, ma riuscire ad applicarla concretamente nei diversi ambiti regionali. In particolare, sono emerse forti criticità nella definizione delle parziali difformità e delle variazioni essenziali edilizie.
3. Oggi esiste una frammentazione regionale che genera disparità
Il consigliere CNGeGL Marco Vignali porta esempi molto concreti: per le difformità, abbiamo soglie di superficie e volume estremamente eterogenee nelle diverse realtà regionali come, ad esempio, tra le disposizioni dell’Emilia-Romagna, Lazio, Calabria, Lombardia, Campania. Il punto politico e tecnico è che non è ragionevole che uno stesso intervento possa essere regolarizzato in una Regione e non in un’altra, a parità di condizioni. Da qui la richiesta di una cornice nazionale più omogenea, anche nell’ottica dei LEP e della parità di trattamento dei cittadini.
4. Il tema delle definizioni è decisivo
Un altro nodo che Marco Vignali mette in evidenza è la mancanza di definizioni legislative precise. Richiama, per esempio, l’uso di termini come “sostituzione”. Il suo messaggio è netto: senza definizioni giuridicamente solide, l’intero impianto edilizio resta esposto a incertezza e contenzioso.
5. Il Codice deve anche coordinare norme oggi sovrapposte
Il relatore insiste molto sul problema delle interferenze tra provvedimenti diversi: Codice delle costruzioni, rigenerazione urbana, autorizzazione paesaggistica, barriere architettoniche, stato legittimo dell’immobile. Secondo lui, il nuovo Codice non deve aggiungersi al disordine, ma diventare il luogo del coordinamento complessivo, evitando duplicazioni e contraddizioni.
6. Sulle lievi difformità chiede una disciplina praticabile
Nel corso dell’intervento, con riferimento al dettato del DDL 2826, l’esponente di Categoria riprende il tema già emerso nel dibattito: la doppia conformità sismica collegata alle cosiddette lievi difformità che, secondo la relazione illustrativa, in realtà spesso coinvolgono fattispecie tutt’altro che marginali, fino ad arrivare alla variazione essenziale. Il punto, per lui, è che l’attuale dettato rischia di rendere impossibile la regolarizzazione degli interventi in difformità da un titolo, rappresentando un passo indietro rispetto all’attuale formulazione, sorta con il DL Salva Casa.
7. Critica una lettura troppo rigida della conformità sismica
In questo caso il consigliere dice con chiarezza che, se per regolarizzare un immobile realizzato decenni fa, si pretendesse la piena conformità alle norme sismiche attuali, il risultato sarebbe spesso paradossale: demolire e ricostruire, invece di accompagnare il patrimonio esistente verso maggiori livelli di sicurezza. La sua posizione non è contro la sicurezza, ma contro un’impostazione che finisca per bloccare ogni percorso realistico di regolarizzazione.
8. Il problema sismico si intreccia con quello delle tolleranze costruttive
Marco Vignali richiama anche il caso concreto delle tolleranze costruttive e della documentazione sismica, soprattutto negli edifici condominiali. Fa notare che l’unità strutturale spesso non coincide con la singola unità immobiliare: quindi, per intervenire su un appartamento, si rischia di dover coinvolgere l’intero edificio. È un esempio molto concreto di quanto oggi la norma sia spesso di difficile applicazione nella pratica professionale e possa comportare limiti pesanti anche sui trasferimenti immobiliari, ricordando che, per loro natura, le tolleranze sono scostamenti minimi, non ritenuti illeciti edilizi.
9. Il fascicolo del fabbricato può essere uno strumento utile
In questo quadro, il professionista richiama il fascicolo del fabbricato come possibile contenitore capace di mettere ordine, raccogliendo in modo strutturato informazioni edilizie, urbanistiche e anche strutturali. Lo vede come uno strumento utile non solo per la conoscenza degli immobili, ma anche per una gestione più ordinata e verificabile degli interventi.
10. I professionisti devono essere coinvolti nella scrittura dei decreti attuativi
La chiusura del suo intervento è molto operativa: i tecnici devono sedere al tavolo nella fase di redazione dei decreti legislativi e attuativi, perché hanno la sensibilità della concreta applicazione delle norme. Marco Vignali sottolinea che il punto non è la semplificazione in astratto, ma la possibilità di applicare la norma con certezza e concretezza. E richiama anche un limite preciso dell’asseverazione tecnica: per il professionista è impossibile asseverata dello stato legittimo, considerando tutta la catena dei titoli edilizi; in particolare, quando non puoi avere certezza che quei titoli siano tutti quelli rilasciati per un determinato fabbricato. Il professionista rischia di fare una dichiarazione fasulla, prendendosi la responsabilità dell’eventuale incompletezza dei documenti. Dovrebbe essere, al limite, il Comune a garantire che la completezza di quei titoli. Inoltre, il professionista può asseverare fatti tecnici, non elementi indimostrabili o impropriamente scaricati su di lui, come la data esatta di esecuzione di un’opera.
11. Va evitata la confusione tra urbanistica ed edilizia
Nel finale, Marco Vignali mette in guardia da una tendenza frequente del legislatore: usare insieme urbanistica ed edilizia per risolvere problemi puntuali. Secondo lui, questa interferenza può sembrare utile nell’immediato, ma nel tempo rischia di produrre sovrapposizioni e incertezza, rendendo il quadro ancora più difficile per tecnici, amministrazioni e cittadini.
Complessivamente, l’iniziativa – che ha racconto le relazioni di altri protagonisti della filiera - ha permesso esaminare il progetto di nuovo Codice delle Costruzioni, affrontando gli aspetti di tecnica normativa e il ruolo centrale delle professioni tecniche per armonizzare sicurezza nei cantieri, rigenerazione urbana e certezza del diritto. Per approfondire il programma generale, clicca qui: https://tinyurl.com/53fsd6x4
Gli atti del convegno saranno messi a disposizione appena possibile.